Nel mio lavoro di artista per un lungo periodo mi sono interessato degli oggetti e della loro possibilità di rappresentazione, successivamente gli stessi oggetti diventano sempre più frammentati e il tema della ricerca diviene cosa c’è nelle nostra mente prima che si formi l’immagine completa dell’oggetto intero.
Fili, reticoli dove frammenti di immagini come pittogrammi si attaccano, si agglutinano come a formare piccole tessere di un mosaico ancora da definire nelle sua forma e disegno. E’ come se proto-percezioni , pre-sensazioni provenienti dal mondo esterno ma anche dal mondo interno prima di diventare immagine chiara, emozione, pensiero, prima di avere un nome, vengano rappresentate nella nostra mente come frammenti di un puzzle che si incastrano man mano l’uno con l’altro attaccandosi a fili che sono anche le nostre memorie, depositarie di un senso di un significato che poi le farà diventare in un certo ordine, cose intere, immagini complete, oggetti rappresentabili e riproducibili. Ed allora spesso nei quadri si vedono queste tessere colorate che si attaccano tra fili neri in uno sfondo biancastro e si intuisce il movimento la tensione che le anima in cerca di una forma, di una rappresentazione di sé intera, sospese ancora tra conscio e incoscio.
Ci sono sicuramente rifermenti alla psicanalisi, all’inconscio di Freud, al modello della mente di Bion, che spiegano e lasciano insoluti i nostri enigmi, i nostri dubbi, i nostri sogni.